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25 janvier 2017

La fine del comunismo... à Rome

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Présentation de notre dernier volume à l'institut Sturzo de Rome

Prononçons correctement les mots ...

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Un appel de différentes associations culturelles

Collaboration avec l'Université de la ...

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Un nouveau projet de recherche a été lancé en collaboration avec l'Université de la Vallée d'Aoste

Giovanni Orsina Giovanni Orsina è dal luglio del 2005 professore associato in Storia contemporanea presso l’Università Luiss-Guido Carli di Roma. È stato confermato nel 2009.
Alla Luiss:
  • ha insegnato Teoria e storia dei partiti politici e gruppi di pressione presso i corsi di laurea triennale in Scienze Politiche e Comunicazione;
  • ha insegnato e insegna Storia comparata dei sistemi politici europei, European Political Systems e Giornalismo e sfera pubblica nell’età contemporanea presso i corsi di laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Comunicazione politica, economica e istituzionale; Storia del giornalismo presso la Scuola di giornalismo;
  • è vicedirettore della Luiss School of Government, presso la quale dirige il Master in European Studies, che ha avviato nel 2008. È responsabile dei corsi di laurea magistrale del Dipartimento di Science Politiche. Dal 2007 al 2011 è stato delegato del Rettore per i rapporti con gli atenei nordamericani;
  • dal 2009 al 2011 è stato direttore dell’International centre for transition studies (Icets) e dal 2011 è coordinatore dell’International centre on democracies and democratisations (Icedd), nato dall’Icets e diretto da Leonardo Morlino. Con l’Icets ha ottenuto da un finanziatore privato, e poi amministrato, un grant di 170mila euro per una ricerca su leadership e culture politiche nell’Europa degli anni Ottanta.
Dal 2009 è membro della Società italiana per lo studio della storia contemporanea.
Dal 2007 è membro del board del dottorato in Institutions, Politics and Policies presso IMT Alti Studi Lucca. Dal 2009 è coordinatore del dottorato. Presso la scuola dottorale anima il ciclo di seminari Historical interpretations of modernity.
Dal 2006 è membro del collegio dei docenti del dottorato in Storia contemporanea “Federico Chabod” (già Università di Bologna, Università di Perugia e Luiss, ora Università di Bologna).
Dal 2002 è membro del comitato scientifico della rivista «Ventunesimo Secolo».
Dall’ottobre del 2001 è direttore scientifico della Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica ed economia di Roma. Con la Fondazione, negli anni, ha ottenuto numerosi finanziamenti –prevalentemente ma non solo da istituzioni pubbliche –, per un totale di svariate centinaia di migliaia di euro, per progetti di ricerca, l’acquisizione e il riordino di archivi, la digitalizzazione di materiale archivistico o a stampa di rilevanza storica al fine di renderlo disponibile su supporto elettronico o internet. In alcuni di questi progetti ha collaborato con altre Fondazioni culturali (Sturzo, Spirito, Basso, Gramsci) e con il Senato della Repubblica.
Dal 1999 è condirettore della collana “Storia Politica” pubblicata dalla casa editrice Rubbettino.
Dal 1993 è membro del comitato di redazione della rivista «Ricerche di Storia Politica».


Ultime pubblicazioni:

 
La destra dopo Berlusconi
La destra dopo Berlusconi. Da Forza Italia alla terza Repubblica
Marsilio, 2012.
Strumentalità, disonestà e stupidità sono le categorie a cui vengono semplicisticamente ricondotte la destra e il suo elettorato, in particolare berlusconiano. Un libro mostra perché non è possibile liquidare così le ragioni di questa parte del Paese ed è necessario cogliere quel che c'è stato in esse di politicamente razionale.
Partiti e sistemi di partito in Italia e in Europa nel secondo dopoguerra
Partiti e sistemi di partito in Italia e in Europa nel secondo dopoguerra
Rubbettino Editore, 2011, 592 p.
Nella politica italiana del secondo dopoguerra i partiti hanno svolto, com’è ben noto, un ruolo fondamentale, tanto da portare gli storici a definire gli anni compresi fra il 1946 e il 1993 la “Repubblica dei partiti”. A partire dai primi anni Novanta la Penisola è entrata in una fase storica e politica del tutto differente, che è stata però – ed è ancora oggi – pesantemente condizionata dall’eredità, dalle memorie, dalle divergenze interpretative che la “Repubblica dei partiti” ha lasciato dietro di sé. Questo libro intende affrontare da punti di vista differenti – le istituzioni, le culture, la comunicazione, la corruzione, la classe dirigente, i rapporti fra politica e società – alcuni dei problemi di fondo che hanno caratterizzato quella stagione. Il volume giunge al termine di un lungo percorso di ricerca sui partiti politici italiani, avviatosi anni fa con un volume sull’età della Belle Epoque. Come le opere che l’hanno preceduta, anche questa, pur considerando soprattutto la Penisola, utilizza una prospettiva comparata, nella convinzione che la vicenda italiana sia possibile comprenderla appieno soltanto quando la si collochi all’interno del più ampio quadro europeo occidentale.
L'alternativa liberale
L'alternativa liberale. Malagodi e l'opposizione al centrosinistra
Marsilio, 2010, 224 p.
L'avvento del centrosinistra, con l'esclusione dei liberali dal governo, sancì nei primi anni sessanta del Novecento il distacco della Repubblica italiana dalla tradizione dello Stato nazionale prefascista. Al tempo stesso segnò il definitivo affermarsi dei partiti quali attori principali sulla scena pubblica italiana e avviò il progressivo scivolamento verso sinistra che avrebbe portato alle dinamiche consociative degli anni settanta e al prevalere delle ragioni della politica su quelle del mercato. Giovanni Orsina affronta la storia politica del decennio 1953-1963 basandosi sulle carte, finora mai utilizzate, del ricchissimo archivio di Giovanni Malagodi, per riconsiderare quell'«alternativa liberale» che puntava a trasformare l'Italia in un terreno favorevole allo sviluppo ordinato e democratico dei talenti individuali, contrapponendosi fermamente a ogni tentazione autoritaria, clericale, totalitaria, ma anche partitocratica e clientelare. Questo libro getta una luce nuova sugli avvenimenti di quegli anni e propone un'interpretazione originale del sistema politico italiano, osservando per la prima volta la storia repubblicana dalla parte dei liberali, ossia di chi dagli anni sessanta uscì sconfitto.

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